Dal gelo a Casa Betania un pasto per i senzatetto

La Nuova di Venezia e Mestre, 28 febbraio 2018

Una cinquantina i vagabondi che ogni giorno cenano alla comunità di Cannaregio. Piccole storie di dolore ed emarginazione. In dono carrelli di coperte e guanti. Con l’ondata del gelo polare Casa Betania, la comunità dei senza fissa dimora di Cannaregio, si è attivata aprendo anticipatamente, ma i vagabondi si presentano comunque alle 17, puntuali come un orologio svizzero. All’entrata della struttura che chiude alle 19, voluta dal Patriarca Marco Cè ed espressa dalla Caritas, li attendono un volontario e un vigilante dei Rangers; all’interno un altro volontario, Andrea Bianchini, che offre bevande calde; in cucina l’energica signora Renata Comin controlla i cibi.

Gli ospiti sono una cinquantina, donne e uomini con alle spalle storie e cammini difficili. Durante il giorno vagano per la città alla ricerca di un luogo riparato, l’ospedale, la chiesa, pranzano a Mestre dai padri cappuccini, cenano a Casa Betania, di notte hanno giacigli di fortuna. Tra i primi a superare il ponte un 39enne di Sottomarina che descrive la sua giornata: «Mangio dai Cappuccini e ceno qui. Durante il giorno vado in chiesa e in ospedale. Di notte raggiungo Mirano, se non ce la faccio mi fermo a Venezia, in un sottoportico. Ho un tappetino, due coperte, una sciarpa, un paio di guanti e un sacco a pelo nascosti tra le siepi». Un gruppetto gioca a carte. Massimo, veneziano, ha 60 anni. «Il mio passatempo sono i cruciverba;. In questi giorni frequento la biblioteca Marciana, di notte dormo vestito ai Giardini o alla Biennale. Per il freddo sono attrezzato, ho un sacco a pelo, una coperta e un giubbotto imbottito. Mi sveglio infreddolito verso le 6 poi cammino e mi passa. Non chiedo la carità perché non ho bisogno di niente. Se incontro i miei cugini mi danno qualcosa e se vado in Basilica don Giuseppe mi dona due euro».

Alle 17,30 arrivano due giovani di 33 anni, lei palermitana, lui marocchino. «Ci vogliamo bene e abbiamo i nostri sogni. Vorrei vivere una vita serena, ho una pensione di 290 euro ma Abdembi non lavora. Vivo così da un mese e non sono abituata alla strada. Come donna posso dormire qui una decina di notti insieme ad altre 13 donne, dopo dove andrò? Da mia madre che abita a Marghera e ha un compagno e tre figli non voglio andare». Abdembi, che per scaldarsi va in chiesa, racconta: «Siamo grati a questa struttura. Sono di Fez e sono in continuo contatto con la mia famiglia che insiste perché torni a casa». I clochard, ieri, hanno ricevuto una visita speciale. Aurora, Chiara, Cristian, Giulia, Linda, Mattia, Nicola, Pietro di Murano delle parrocchie di San Pietro martire e di San Donato di Murano accompagnati dalle catechiste Bruna Toso e Gabriella Cal si sono mobilitati per portare a Casa Betania solidarietà concreta: carrelli carichi di coperte, sciarpe, berretti, guanti, calzini.